Domande più frequenti - Istruzioni per i pazienti

Le domande dei pazienti che più ricorrono tra i pazienti che si apprestano a frequentare per sé o per i propri familiari lo Studio di Ortodonzia Zuccati, trovano qui le risposte della dott. Giliana Zuccati.
Per capire meglio la cura e la collaborazione richiesta al paziente nel trattamento.



Qual è l’età migliore per la prima visita dall’Ortodontista?

La prima visita è in genere raccomandata all’età di 5-6 anni, quando il paziente è in grado di collaborare (American Association of Orthodontists). Una visita in età più precoce può comunque essere utile: l’Ortodontista può dare suggerimenti utili sull’utilizzo del ciuccio, del biberon, sulle abitudini viziate e sul tipo di respirazione. Comunque il trattamento ortodontico può essere fatto a tutte le età, quando si ha il desiderio di migliorare la propria estetica o la propria funzionalità.

Quanto può durare un trattamento ortodontico?

Ogni caso è un caso particolare, in genere il trattamento può durare da 6 mesi fino a 2 anni. Il trattamento medio è di 18-20 mesi.
Ci sono pazienti, però, che devono cominciare presto ed hanno bisogno di più fasi di terapia.

Possono essere necessarie più fasi di trattamento?

Sì, possono essere necessarie più fasi di terapia soprattutto per i pazienti che hanno avuto necessità di intervento precoce. I denti permanenti infatti possono essere disallineati quando erompono, e talora rimangono addirittura inclusi (bloccati all’interno dell’osso).

A che cosa serve la prima fase di terapia?

Vi può essere la necessità di un trattamento precoce all’età di 7-8 anni. Lo scopo è correggere la crescita delle ossa e certi tipi di chiusura dentale anomala. Talora si inizia presto per fare spazio e per non ricorrere alle estrazioni. Quando i denti superiori protrudono, vi è il pericolo di traumi dentali e vi è indicazione al trattamento precoce. Dopo la fase precoce sono necessarie valutazioni periodiche ogni 6 mesi. Una prima fase precoce di terapia non esclude comunque la necessità di un secondo trattamento alla permuta successiva.

In che cosa consiste e a che cosa serve la seconda fase di terapia?

Il trattamento nella seconda fase consiste nel riposizionamento corretto di tutti i denti in armonia con tutti i tessuti circostanti, labbra, guance e lingua. Nella fase 2 sono necessari apparecchi fissi, la durata dell’ortodonzia è variabile, circa 12 mesi. Sono necessari poi apparecchi di contenzione per stabilizzare il risultato.

Dovrò portare un apparecchio per mantenere il risultato?

Sì, alla fine del trattamento deve essere portato un apparecchio di mantenimento anche questo soggetto a rivalutazioni periodiche.

Perché l’apparecchio per raddrizzare i denti costa così tanto?

L’onorario dell’Ortodontista viene formulato sulla base di vari elementi:
- diagnosi della malocclusione e progettazione del trattamento: richiede uno studio accurato delle radiografie, delle fotografie e dei modelli di gesso, dai quali si ricavano una serie di misure e di indici. Dalla correttezza di questi elementi dipende il successo della terapia;
- spese gestionali dello studio: il paziente deve essere rivalutato ogni 20-30 giorni per un periodo medio di 18-20 mesi, l’apparecchio deve essere risistemato perché la sua efficacia sia costante. I costi fissi provengono, fra l’altro, da consulenze, stipendi e contributi, affitto, energia, pulizia, etc.;
- spese di sterilizzazione di molti strumenti, e spese per oggetti monouso, che vengono usati ad ogni appuntamento. Ogni strumento riutilizzabile deve essere disinfettato, lavato e spazzolato, imbustato e infine sterilizzato prima di ogni uso, per evitare ogni rischio di trasmettere infezioni;
- spese dell’apparecchio: queste rappresentano un costo rilevante, ma minore di quelli legati al progetto globale ed alle rivalutazioni periodiche.
Il costo del trattamento è quindi in parte commisurato alla complessità del caso da trattare, ai rischi ed alla durata del trattamento.
Non c’è dunque da meravigliarsi che ogni Ortodontista formuli il suo onorario in base alle sue spese e che i costi siano diversi nei vari studi.
L’Ortodontista ha comunque interesse a contenere i tempi e dunque i costi di ciascun trattamento, anche per mantenere la sua competitività. D’altro parte, ogni professionista vuole e deve mantenere uno standard qualitativo elevato, per raggiungere gli obbiettivi desiderati in tutta sicurezza e per mantenere la propria credibilità attraverso la soddisfazione del paziente.
Anche l’impegno, l’aggiornamento, il miglioramento continuo della qualità, la disponibilità, la responsabilità hanno un costo, ma questo costo è a tutto vantaggio del paziente.

Lo strumentario ortodontico deve essere sterilizzato?

La prevenzione delle infezioni impone una serie di passaggi per gli strumenti: occorre seguire un protocollo che preveda la decontaminazione con prodotti chimici, la detersione, il risciacquo, l’asciugatura, il confezionamento ed infine la sterilizzazione dei ferri.
Lo strumentario dell’ortodontista, cioè le pinze che l’ortodontista utilizza per ogni singolo paziente, deve essere sterilizzato in autoclave come lo strumentario odontoiatrico in generale, a cominciare da specillo e specchietto.
Le moderne autoclavi permettono di eseguire cicli efficaci in tempi relativamente brevi: ciò consente di fare più cicli di sterilizzazione nell’arco del pomeriggio. Occorre anche sterilizzare tutto lo strumentario che viene a contatto con la saliva dei pazienti, ad esempio le bande, o l’apribocca.
Ogni singolo paziente utilizza strumenti monouso, tovagliolo, bicchierino, aspirasaliva, telini poggiatesta; le superfici di appoggio e la poltrona devono essere anch’esse sanificate fra un paziente e l’altro.
I protocolli in uso oggi possono essere considerati assolutamente sicuri.